SIBLINGS: ANALYSIS OF LIVED THROUGH THE DESIGN OF THE FAMILY

Giuseppina Trinceri
Università di Extremadura – Spagna, España

SIBLINGS: ANALYSIS OF LIVED THROUGH THE DESIGN OF THE FAMILY

International Journal of Developmental and Educational Psychology, vol. 1, núm. 1, pp. 455-463, 2016

Asociación Nacional de Psicología Evolutiva y Educativa de la Infancia, Adolescencia y Mayores

Recepción: 23 Enero 2016

Aprobación: 15 Febrero 2016

Resumen: s meant to highlight how the approach to disability of a child has now acquired sense and meaning only if it is the whole world familiar to be taken into consideration, with particular reference to the siblings. In particular, you want to seize, on a sample of 100 siblings, divided into a reference group and one in the control group, the main relational dynamics of typically developing siblings, basic representations and, especially, the indicators of potential risk factors and protective factors compared to the event disability of brother/sister.

The heart of this work will be the analysis of associated factors, prototypes and experiences expressed through the drawing of the family and the investigation.

You want to activate a search can offer the ability to track down specific elements in regard to their skills, experienced resilience in correlation with the support network or not.

Sommario: Si intende mettere in evidenza come l’approccio alla disabilità di un bambino ha ormai acquisito senso e significato solamente se è l’intero mondo familiare ad essere preso in considerazione, con particolare riferimento ai siblings. In particolare, si vogliono cogliere, su un campione di 100 siblings, diviso in un gruppo di riferimento e uno in gruppo di controllo, le principali dinamiche rela- zionali dei fratelli con sviluppo tipico, le rappresentazioni di base e, soprattutto, gli indicatori di potenziali fattori di rischio e fattori protettivi rispetto all’evento disabilità del fratello/sorella.

Il cuore di questo lavoro sarà l’analisi dei vissuti prototipi e i fattori ad esso associati, espresso mediante il disegno della famiglia e l’inchiesta associata.

Si desidera attivare una ricerca in grado di offrire la possibilità di rintracciare, nel vissuto, elementi specifici in ordine alle proprie competenze di resilienza in correlazione con la rete di supporto o meno.

Parole: Parole chiave: SIBLING e vissuto, fattori protettivi, fattori di rischio, resilienza.

Keywords: keywords: SIBLING and lived, protective factors, risk factors, resilience

INTRODUZIONE

Il presente lavoro vuole riferire i risultati di una ricerca su un campione di siblings presenti sul territorio siciliano.

In modo particolare si selezionerà un campione di 100 siblings, tra i 10 e i 14 anni, nel caso specifico 50 siblings che appartengono ad associazioni e/o gruppi di sostegno e 50 siblings individuati tramite le scuole del territorio, non inseriti in gruppi di supporto. Le province interessate saranno Palermo, Trapani e Catania.

Con la ricerca si intende rilevare elementi del vissuto dei siblings, espresso in modo particolare mediante il disegno della famiglia e l’inchiesta associata. La finalità principale sarà dimostrare se sia possibile rintracciare elementi del vissuto prototipo che possono indicare fattori di rischio e fattori di protezione. Inoltre, si valuterà se vi sono differenze tra i due campioni e se queste differenze ed eventuali specificità nei vissuti siano legati all’appartenenza o meno ad un’associazione e/o gruppo di supporto.

FAMIGLIA DI FRONTE ALLA DISABILITA’: TRA METAFORA DELLA CASA SOLIDA E RESILIENZA

Non di rado accade che nelle famiglie con un bambino diversamente abile tutta l’attenzione sia concentrata su quest’ultimo e la sua “malattia”.

Tuttavia crediamo che, ormai sia consolidato un cambio di prospettiva ed intervento e che, nonostante l’”evento di crisi”, nel caso di una famiglia con un figlio disabile, si possa tendere alla metafora della casa solida (Minuchin, 1978), anche se risulta essere una sfida più ardua per i molteplici fat- tori che intervengono in una situazione complessa legata alla disabilità.

Numerose ricerche (Selleri, 2002) hanno dimostrato come esistono diverse risposte adattive rispetto a uno stesso evento, nel nostro caso: la disabilità di un figlio o fratello. La famiglia deve essere pensata come una “nicchia ecologica” all’interno della quale ciascun membro possiede un “potenziale autoriparativo” a disposizione per se stesso e per gli altri membri familiari (Van Riper, 2000).

In effetti, l’esperienza ha dimostrato che, il fatto che i bambini diversamente abili e i siblings,possano contare su un contesto supportante, che tenga conto dei loro bisogni, crea la premessa perché diventino più resilienti di altri bambini, e siano in grado di affrontare sfide e difficoltà della vita con competenze e spirito rafforzati. D’altro canto potremmo considerare l’evento “rischio” (disabilità di un fratello/sorella) come un “rivelatore” delle organizzazioni delle personalità coinvolte (siblings) e un “potenziatore” delle loro modalità di ricercare equilibri relazionali. I fattori responsa- bili di attivare e sostenere processi di resilienza, soprattutto in adolescenza, convergono in quattro componenti fondamentali (Dondi, 2010):

  1. una relazione significativa con una figura adulta, non necessariamente un familiare;

  2. la disponibilità di una rete di supporto sociale e affettiva adeguata;

  3. il senso di continuità nelle esperienze di vita;

  4. la percezione del proprio valore personale

In quest’ottica entra a pieno diritto il concetto di resilienza, allo scopo di spiegare e comprendere quali variabili, interne e esterne all’individuo, permettono alle persone di padroneggiare con successo le situazioni di crisi.

Interessante a tal proposito la ricerca fatta sui fratelli, sviluppata dall’équipe dell’istituto Scientifico E. Medea (Fara et al., 2003), che mostra la possibilità discreta di un’evoluzione regolare dei figli sani di famiglie con un bambino diversamente abile. Farinella (2015) sottolinea come la nascita di un figlio conduce la famiglia ad un processo di adattamento in cui si innestano fattori diversi e multicausali, questo aumenta di intensità e complessità di fronte alla nascita di un bambino disabile.

La famiglia viene chiamata alla creazione di un nuovo e singolare equilibrio. Quest’ultimo può avere esito negativo ma può avere anche esisto positivo.

Risulta chiaro come il cattivo adattamento di fronte alla nascita di un figlio disabile non sia del tutto scontato o determinato dall’episodio in sé della nascita di un bambino disabile. Sono tutte le dinamiche che stanno attorno a quest’evento che possono condurre la famiglia e i suoi membri, nel nostro caso i siblings, allo sviluppo o meno di capacità di resilienza e, dunque, un buon adattamento.

Con la ricerca si intende conoscere dunque il vissuto dei siblings mediante la rappresentazione grafica della famiglia, in modo particolare cogliere le specificità e le differenze tra gruppo di siblings con un ambiente “supportivo” e gruppo di siblings non inseriti in una rete di sostegno.

Si vuole verificare che la situazione di non “unicità” della condizione di una fratria specifica, seppur particolare, non rimanda direttamente ad una condizione di disagio e che la condivisione di momenti di confronto, ascolto ed espressione può portare allo sviluppo di capacità in coerenza con un percorso di buon adattamento.

Da studi precedenti è emerso che non sempre ad una condizione di disabilità del fratello/sorella corrisponde una situazione di difficoltà nello sviluppo della personalità del sibling, anzi talvolta si rinforzano competenze e strategie rispetto alla dimensione resilienza.

La fratria ha delle capacità di crescita e delle regole di funzionamento implicite ed esplicite che servono innanzitutto per fronteggiare gli adulti, e consentono ai bambini di affermare la propria autonomia nei confronti della generazione precedente” (Farinella, 2015). Negli ultimi anni, gli approcci si sono fatti più sofisticati, prendendo in considerazione, in particolare, i fattori che influenzano tale relazione: l’atteggiamento dei genitori, il livello di risorse possedute dal nucleo familiare.

I risultati, pertanto, non possono dirsi ancora soddisfacenti, tanto che non è raro riscontrare esiti poco coerenti e a volte palesemente contraddittori. Inoltre, tali dinamiche assumono caratteri specifici e complessi nel caso di una relazione fraterna in cui uno dei due membri è un bambino diversamente abile (Valtolina, 2008). Tuttavia anche in quest’ultimo caso la relazione fraterna non risulta essere connotata da aspetti negativi come si pensava in precedenza.

I componenti della fratria non sono necessariamente vittime della patologia che tocca uno di loro (Scelles, 2010;Valtolina, 2008; Van Riper, 2000). Mediante l’attivazione di meccanismi di difesa e di affetto, di identificazione e di autonomia, i fratelli possono giungere a sviluppare determinate abilità e a sublimare la loro sofferenza (Gardou, 2012). Marta (1996) sostiene che sia l’approccio pessimistico, sia quello ottimistico presentano un errore di fondo, poiché non considerano “l’eterogeneità presente nella relazione tra fratelli”. Tra i primi modelli che cercano di descrivere l’interazione tra fattori individuali va ricordato quello di Stoneman e Brody (1993). Da qui la necessità di mettere a punto una ricerca riferita innanzitutto ad un campione di siblings in età preadolescenziale che può apportare dei risultati riguardo all’ipotesi di rintracciare gli elementi determinanti il vissuto dovuti all’inserimento o meno in una rete di sostegno specifica.

Nel seguente lavoro, dopo avere presentato i vantaggi che il disegno può avere come strumento proiettivo dell’analisi del vissuto si procederà all’individuazione di fattori protettivi e fattori di rischio e su come sia possibile associarli al contesto differente vissuto. Nonostante i numerosi studi degli ultimi anni, la ricerca, in ambito siciliano risulta essere singola, offrendo la possibilità di apportare nuove informazioni rispetto ai fattori che conducono o meno ad un buon adattamento dei siblings, rispetto all’evento disabilità del fratello/sorella. Per la prima volta si metteranno a confronto due gruppi con percorsi potenzialmente diversi e coglierne eventuali meccanismi. Si concluderà infine con la descrizione della ricerca, mostrando nel dettaglio come saranno organizzate le varie fasi della stessa.

DALLA PEDAGOGIA DELLA FAMIGLIA ALLA PEDAGOGIA DEI FRATELLI

Solo all’inizio degli anni ’80 gli studiosi hanno fornito i primi significativi contributi sperimentali sulla relazione tra fratelli e sorelle, “scoprendo” il rilevante apporto che, sullo sviluppo del bambino, esercita la relazione con i propri fratelli e sorelle. Nel passato molte teorie individuavano nei genitori le figure maggiormente in grado di accompagnare e condizionare lo sviluppo dei propri figli, finendo col considerare trascurabile il rapporto coi fratelli. Eileen Mavis Hetherington presenta in un numero speciale del Journal of family psychology del 1994, dedicato alla relazione fraterna, l’anali- si dei primi studi scientifici sui fratelli degli anni ’60.

L’orientamento di questi studi era di stampo psicoanalitico ed era volto ad indagare come la personalità di un soggetto e le sue abilità cognitive e sociali fossero correlate alle variabili strutturali proprie della relazione fraterna: l’ordine di genitura, il genere dei fratelli, l’estensione del set fraterno, l’età dei fratelli e la differenza d’età. Si tratta in particolare di un orientamento adleriano, corrente questa che più che di altre sosteneva l’importanza del ruolo dei fratelli e dell’ordine di nascita nello sviluppo dell’identità personale. I primi studi erano, dunque, incentrati sull’infanzia: quella fase della vita che, secondo gli psicoanalisti, si gettano le basi dell’identità. Fino agli anni ’70, i diversi studi sono stati focalizzati sulle differenze individuali in termini di ordini di nascita, tutti associati all’idea che il figlio maggiore fosse il favorito in termini di attenzioni. Dagli anni ’70 in poi gli studi hanno spostato la loro attenzione dallo sviluppo dell’individuo al contesto interpersonale in cui il soggetto interagisce (Brody e Stoneman, 1993). È da questo momento che si comincia ad indagare il legame fraterno non più secondo una prospettiva solo individuale, ma anche come relazionale, ossia riconoscendo la relazione fraterna come un rapporto ambivalente, in cui si alternano momenti di gelosia, conflittualità e rivalità, con momenti di vicinanza, solidarietà ed affetto. Tra gli anni ’80 e ’90 si è avuto uno sviluppo della ricerca. A testimonianza di ciò i due volumi The sibling Bond (Bank e Kahn, 1997) e Sibling relationship: their nature and significance across the lifespan (Sutton Smith e Lamb, 1982), sono i primi testi a riportare rispettivamente i termini “legame fraterno” e “relazione fraterna”, con il comune intento di prestare attenzione al rapportopositivo o negativo che sia che intercorre tra i fratelli e non più orientato esclusivamente ai singoli componenti del set fraterno.

I due autori, infatti, sottolineano come la ricerca, nel corso degli anni, si sia interessata ai processi della relazione fraterna, senza però rinnegare, secondo Lamb (1982), gli studi condotti sino ad allora sugli effetti del set fraterno sui singoli fratelli, in quanto gli uni possono essere integrati agli altri con il risultato di una ricerca complementare. Tra l’altro tali studi hanno apportato significativi contributi: come la teoria sistemica della famiglia e gli studi di genetica comportamentale.

Sulla scia degli studi compiuti negli anni ’80, si è giunti agli anni ’90 in cui i principali filoni di ricerca sulla relazione fraterna sono da considerarsi un continuum degli studi del decennio precedente.

Si pensi, ad esempio, agli studi sulla relazione fraterna nell’intero arco di vita (Buhrmester, 1990;Cicirelli, 1995), agli studi sui contributi delle relazioni fraterne e delle altre relazioni familiari allo sviluppo dell’identità personale e sociale (Hetherington e Clingempeel, 1992), agli studi sulle cause delle differenze fra fratelli e sui contributi di genetica comportamentale (Dunn e Plomin, 1997). Altro studioso da annoverare è Toman (1995) concentrato sullo studio di vari tipi di configurazione fraterna e le influenze della dimensione della famiglia. Gli studi del nuovo secolo si auspicano di offrire conoscenze sulla relazione fraterna nell’intero arco di vita. A tutt’oggi i ricercatori sembrano lavorare in due ambiti distinti: alcuni sulla relazione fraterna, soffermandosi in particolar modo in due fasi, quali l’infanzia e l’adolescenza; altri, invece, sull’età adulta e sulla terza età (Cicirelli, 1995). Solo l’integrazione di entrambe le metodologie potrebbe sortire come effetto una ricerca ultima sull’inte- ro ciclo di vita. Questo approccio nasce dall’esigenza di superare il modello meccanicistico secondo cui ogni individuo compie azioni per effetto di causalità lineari, in favore di una lettura delle complessità interazionali. Con l’avvento della genetica, la questione dell’ereditarietà del comportamento si è trasformata nella ricerca di quali geni influenzino un dato comportamento e di come ciò avvenga (Enciclopedia della Scienza e della Tecnica, 2007). In una delle ricerche di Toman (1995) si trova l’idea di complementarità dei partner nei rapporti di amicizia e nel matrimonio; essendo questa dimensione di complementarità una diretta conseguenza del tipo di legame fraterno sperimentato nella famiglia d’origine, secondo Toman (1995) sarebbe possibile prevedere la durata e la riuscita dei rapporti d’amore e d’amicizia, partendo dall’analisi dei rapporti fraterni di ciascun partner.

Rispetto al nostro obiettivo di indagine risulta chiaro come la prospettiva di analisi assume connotazione nuova secondo un approccio sistemico, multifattoriale, dinamico, non più centrato su una sorta di “profezia che si auto-avvera” a cui sono destinati i siblings.

La ricerca sui siblings si trova di fronte alla necessità di adottare una serie di correttivi metodologici: una più accurata definizione del tipo e del grado di disabilità oggetto di studio, l’avvio di indagini comparative tra differenti contesti sociali, lo studio dell’evoluzione delle relazioni tra i siblings dalla nascita alla vecchiaia.

In una prospettiva di analisi quantitativa, questi correttivi saranno possibili solo quando ampi studi multisito di siblings forniranno sufficiente potenza statistica per iniziare ad affrontare complesse, ma importanti domande sul tema.

PEDAGOGIA DEI SIBLINGS

Solo negli ultimi anni si è cominciato a domandarsi che effetto abbia la disabilità su un sibling. Le ricerche attuali hanno lo scopo di indagare il processo di percezione e significatività attributiva dell’evento disabilità di un fratello e come esso possa incidere sul percorso di sviluppo e di cresci- ta sull’altro figlio normodotato. Difficile fare il punto “su una tematica molto complessa e ancora poco conosciuta in Italia, ma della cui importanza gli operatori che quotidianamente incontrano i bambini disabili sono sempre più consapevoli” (Valtolina, 2008). Bisogna ricordare che la disabilità invade tutta la famiglia e tutti i membri hanno diritto di non vivere all’ombra di esso. Tante volte quando si ha a che fare con un bambino diversamente abile, ogni criterio di “vero” o di “falso” cade. Quel che conta è unicamente sapere in che modo viene vissuto l’handicap dal soggetto, ma anche dalla sua famiglia, nel nostro caso particolare, dai siblings. Nella relazione fraterna all’interno della quale uno dei due partner è un bambino diversamente abile, concorrono diversi fattori per cui la relazione è multidimensionale dando vita ad una costellazione di diverse forme di “fratellanza”. Per tale motivo si può parlare di un modo di essere diversamente fratelli, per indicarne la natura intrinsecamente specifica. Orami risulta chiaro che l’evento “non adattamento” dei siblings sia attribuito a una vasta gamma di fattori, per cui il rischio è multicausale.

Inoltre, l’eventuale livello di conflittualità dipende, secondo alcuni ricercatori (Scabini e Cigoli, 2000), da fattori quali la qualità di tempo trascorso insieme dai fratelli, dalla fase del ciclo di vita che la famiglia sta attraversando, dalla personalità dei suoi singoli membri. Molti autori, infine, evidenziano che “conflitto e affetto, più che essere dimensioni contrapposte, sono aspetti compresenti e complementari e che l’assenza di conflittualità tra fratelli non sia necessariamente un fatto positivo, perché priva il disabile della possibilità di apprendere strategie di controllo e risoluzione che si rivelano indispensabili nei confronti del mondo extra-familiare” (Valtolina, 2008).

Nella strada ancora da tracciare verso una possibile “pedagogia dei fratelli”, un punto di passaggio può essere la crescente attenzione della ricerca su tema della “qualità della vita” delle famiglie che includono un membro con disabilità.

Quel che conta da un punto di vista metodologico è che la “qualità della vita” è un elemento percepito più che oggettivo, e ogni membro della famiglia, siblings inclusi, può percepirlo in modo assai diverso dagli altri familiari. Di conseguenza, analizzare la qualità della vita riportata dai siblings di persone con disabilità, tanto nelle loro famiglie di origine e convivenza quanto nelle diverse configurazioni possibili durante la vita adulta, può essere considerato un importante approccio di transizione per arrivare a una vera e propria attenzione sulla “narrazione della relazione” tra i siblings stessi.

DARE VOCE AI SIBLINGS: ATTIVITA’ PROPOSTE

Negli ultimi anni, sono state diverse le iniziative che, su base locale e nazionale, hanno contribuito a far uscire dall’oblio il diritto dei siblings di essere fratelli e non solo.

A partire dai 7-8 anni d’età dei siblings è rilevante costruire attività dedicate in modo specifico ai fratelli: siano esse attività ludiche o di ritrovo, con l’intento di affiancare momenti di gioco a momenti di riflessione e confronto.

Don Meyer (Meyer, Vadasy, 2008) ha messo a punto un programma dal nome Sibshop, risultato della fusione delle parole sibling e workshop, studiato, appunto, per fornire momenti di svago e opportunità di incontro con altri siblings, durante i quali si condividono esperienze e strategie per la gestione di alcune difficoltà.

Questi workshop vedono la partecipazione di siblings di età compresa fra gli 8 e i 12 anni a cui vengono chiesti di eseguire dei compiti o dei giochi che richiedono competenze sufficienti per stare in gruppo.

I sibshop rappresentano, per i fratelli e le sorelle di persone disabili, la migliore occasione di sperimentare il supporto tra pari all’interno di un contesto ricreativo. Chi li frequenta può scoprire che essere fratello di una persona con disabilità può rappresentare per qualcuno un’esperienza positiva, per altri negativa e per molti una via di mezzo tra queste due posizioni (Meyer e Vadasy, 2008).

Nel 2006 Kate Strohm presenta un programma ben più articolato, per ragazzi della stessa fascia di età proposta da Don Meyer, suddiviso in sei incontri di due ore ciascuno una volta al mese con due conduttori e alcuni facilitatori a seconda del numero di partecipanti. Il programma si propone di fornire un’esperienza divertente ma allo stesso tempo un aiuto a sviluppare una migliore comprensione dei bisogni speciali dei loro fratelli o delle loro sorelle; rafforza la comunicazione fra i fratelli e assiste questi stessi nell’identificare i sentimenti positivi e quelli negativi dell’essere fratello di una persona disabile (Strohm, 2006).

I gruppi di automutuo aiuto sono mossi da persone unite da un obiettivo o una esperienza comune in modo tale da poter condividere il proprio vissuto, incontrarsi, conoscersi e confrontarsi in uno spazio di scambio e di reciproco sostegno.

Si tratta di un’esperienza di gruppo che vede le persone impegnate per il proprio e l’altrui benessere promuovendo le reciproche potenzialità attraverso la storia e il rispetto di ciascuno.

Il Comitato Siblings – ONLUS promuove le modalità di avviamento e di gestione dei gruppi di a.m.a. per sorelle e fratelli di persone con disabilità.

Essi sono formati esclusivamente da fratelli e sorelle di persone disabili secondo il principio del peer-to-peer (da pari a pari), ovvero il facilitatore è un membro del gruppo a tutti gli effetti, dunque, un sibling; in quanto permettere la presenza di persone esterne, quali familiari o amici, può inibire la spontaneità degli interventi per chi non vive la stessa condizione. Il numero di partecipanti può variare da un minimo di 5 ad un massimo di 8 in modo tale che vi sia una interlocuzione rispettosa e non prevaricante. La finalità dei gruppi è dare la possibilità ai sibling di “rompere” la convinzione di unicità della propria condizione (Farinella, 2015).

Come per il caso dei Sibshop anche per i gruppi a.m.a. sono previsti dei facilitatori e dei supervisori che garantiscono il rispetto di tale protocollo.

Quest’ultimo è utile per capire quanto è importante confrontarsi con persone che hanno vissuti simili e permette di prendere coscienza della propria situazione familiare e sentirsi soggetto attivo nella vita del fratello disabile.

Non è dubbia l’attenzione che la società negli ultimi anni ha verso i siblings, la quale ha messo in atto tutto un movimento culturale-sociale-psicologico che promuove esperienze e metodologie di vario genere.

Tra questi occorre ricordare il progetto, proposto dall’Associazione Fiori sulla Luna che, nel 2010 in Piemonte e nel 2008 a Catania, ha promosso diverse attività con un gruppo di supporto per i siblings preadolescenti. Il progetto rimanda al modello di gruppo terapeutico di Coppola (2007), terapeuta che propone la strutturazione di gruppi terapeutici di fratelli e sorelle adolescenti di per- sone con disabilità, condotto da un facilitatore.

Attualmente il gruppo è attivo a Catania e Siracusa. Diversi i temi affrontati nel gruppo, dal gruppo: il lavoro, la sessualità, il dopo di noi, la genitorialità.

Da una verifica post progetto risulta che numerosi sono stati gli effetti positivi sui partecipanti, in relazione soprattutto alla dimensione del condividere il vissuto prototipo.

LA RICERCA

Il percorso di attività di ricerca sarà caratterizzato da due fasi.

Le finalità della ricerca saranno, da una parte, quella di conoscere tramite il disegno della famiglia e l’inchiesta associata, il vissuto dei siblings ed eventuali elementi prototipi legati alla disabilità del fratello/sorella, dall’altra identificare differenze tra i due campioni rispetto alla presenza o meno di fattori di protezione e/o fattori di rischio.

Alla luce delle finalità, sono stati formulati i seguenti obiettivi:

Analizzare sulla base della rappresentazione grafica indicatori della qualità delle relazioni familiari;

Offrire ai siblings, tramite l’inchiesta che segue il disegno, la possibilità di espressione del proprio vissuto;

Individuare fattori di protezione e di rischio tramite la rappresentazione grafica e l’inchiesta; Confrontare i dati tra i due campioni e analizzare gli stessi: rilevare possibili associazioni, variabili, correlazioni.

Due saranno i gruppi di ipotesi formulate. Si ipotizza, da un lato il disegno è uno strumento funzionale all’espressione del vissuto dei siblings e dall’altro che l’esistenza di una rete di sostegno per i siblings comporta un fattore di protezione rispetto all’evento disabilità del fratello/sorella, laddove nel disegno e l’inchiesta emergono in modo visibile gli indicatori di buon adattamento o meno.

La ricerca si articolerà in tre fasi. La prima, in due momenti diversi, quella dell’indagine conoscitiva dei due campioni di siblings, volta a prendere consapevolezza delle caratteristiche dei siblings e delle realtà familiari in cui sono inseriti. Durante la seconda fase i due gruppi di siblings realizzeranno il disegno della famiglia e seguirà l’inchiesta. La terza fase prevederà la raccolta dei dati dei disegni e delle indagini associate dei due gruppi. Questa fase si concluderà con la valutazione, ana- lisi dei dati e il confronto tra i due gruppi.

Esaminiamo più nel dettaglio ciascuna delle fasi.

FASE: INDAGINE CONOSCITIVA

Il gruppo di siblings nella ricerca sarà costituito da 100 siblings, da 10 ai 14 anni, di cui 50 individuati tramite le scuole e 50 tramite le associazioni e/o Gruppi di sostegno. Lo strumento utilizzato per l’acquisizione delle informazioni nella fase iniziale sarà:

Questionario finalizzato a rilevare le caratteristiche iniziali della famiglia di ciascun siblings (membri, età, titoli, lavoro genitori, presenza dei nonni, zii, ecc)

II FASE: REALIZZAZIONE DEL DISEGNO DELLA FAMIGLIA E INDAGINE

Realizzazione del disegno della famiglia da parte dei siblings ed inchiesta. L’esecuzione sarà di volta in volta singola, non di gruppo per non creare effetti negativi sulla realizzazione del disegno e l’inchiesta.

III FASE: RACCOLTA E ANALISI DEI RISULTATI

Per raccogliere gli esiti dell’intervento si metteranno a confronto i dati ricavati dai due gruppi di siblings, in modo particolare i disegni della famiglia e le informazioni ricavate tramite le inchieste e non ultime i le informazioni dei questionari iniziali. Saranno analizzati tutti i disegni rilevandone aspetti formali ed informali.

A questi sarà associata l’analisi, con funzione di integrazione, completamento e arricchimento, dell’inchiesta a fine disegno e del questionario iniziale.

Si valuteranno se esistono differenze tra i due gruppi e se tali differenze possono essere associate al contesto di supporto o meno. Si coglieranno variabili che possono essere indicatori di correlazione tra il gruppo dei siblings e la condivisione di momenti che portano ad una percezione diversa della disabilità del fratello/sorella e se queste differenze si mostrano evidenti nei disegni e nelle conseguenti inchieste.

  1. Nello specifico, nella valutazione dei risultati della ricerca si seguiranno due direzioni parallele:

  2. Valutazione degli elementi grafici

  3. Valutazione dei vissuti emersi

  4. Valutazione delle eventuali differenze emerse nei disegni e nelle inchieste

PRIME CONCLUSIONI

Nonostante la ricerca sia appena iniziata, grazie alla raccolta delle prime informazioni sul campione si è già in grado di argomentare come la possibilità di esprimere il proprio vissuto e il poterlo condividere a diversi livelli e con diversi strumenti quali, il disegno della famiglia e l’inchiesta, siano strumenti adatti all’indagine sui siblings. L’analisi dei dati continuerà con la comparazione tra le rappresentazioni grafiche e le narrazioni mediante l’inchiesta sul disegno. Da questa analisi si possono ricavare informazioni circa: il benessere familiare, la qualità delle relazioni, capacità di problem solving, differenze individuali, distribuzione di potere, impegno tra i membri, adattabilità, comunicazione, supporto di rete. La natura di queste informazioni ci indicheranno, infatti, in modo trasversa- le caratteristiche della personalità dei siblings e la presenza di fattori protettivi e/o fattori di protezione rispetto al loro sviluppo. Tuttavia, già mediante il reclutamento del campione possiamo trarre le prime osservazioni guidati dalla consapevolezza che, grazie allo studio della famiglia mediante le categorie della relazione e interazione, è possibile costituire uno spazio terzo: la relazione con l’altro, nel nostro caso tra siblings e fratello/sorella disabile e/o genitori, che permette la connessione del- l’individuo con le sue appartenenze primarie (Scabini, Cigoli, 2003).

La comparazione iniziale dei due gruppi di siblings ci ha consentito, da subito, di sollevare differenze rispetto al sistema interpersonale dei siblings tra tendenze alla stabilità e tendenze al cambiamento, ovvero la costruzione di un equilibrio rispetto all’evento “disabilità” del fratello/sorella e le strategie messe in atto o meno. Non ultimo, come sostengono Manna e Como (2010, p. 7) “il disegno della famiglia e l’inchiesta si offriranno come la possibilità di ricomposizione degli eventi e sosterranno la consapevolezza e l’elaborazione dei vissuti”.

La ricerca è ancora nella fase iniziale ma si mostra funzionale a far comprendere come la costruzione di un vero e proprio gruppo di supporto tra, con e per i siblings, può consentire di sviluppare nuove conoscenze e competenze, in cui i processi collaborativi emergersi possono consentire di trovare nuove soluzioni a problemi comuni, di far circolare i saperi, le strategie, le pratiche di accudi- mento e non ultimo, uno spazio incluso di, con e per i fratelli.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Bank, S.P. e M.D. Kahn. (1997). The sibling bond (second edition). New York: Basic Books.

Buhrmester, D. e W. Fuman (1990). Perception of sibling relationships during middle childhood and adolescence. Child Development, 61, 1387-1388.

Cicirelli, V.G. (1995). Sibling relationships across the lifespan. New York: Plenum Press.

Dondi, A. (2010). Dare voce ai siblings. Lavoro presentato al Seminario. Aprile. Rho. Italia.

Fara, D. et al. (2003). Fratelli sani di bambini disabili. Possibili indicatori di rischio di evoluzione psicopatologica. Terapia familiare. n°73, pp. 34-34.

Farinella, A. (2015). Siblings. Essere fratelli di ragazzi con disabilità. Trento: Erickson.

Gardou, C. (2012). Frères et soeurs de personnes handicapèes. Toulouse: Ères.

Hetherington, E. et al. (1994). Separate Social Word of Siblings. London: LEA.

Lamb, M.E. et al. (1982). Sibling Relationships: Their Nature and Significance Across the Lifespan . New York: Psycology Press.

Marta, E. (1996). Una risorsa insostituibile spesso trascurata. Famiglia Oggi 5. P. 15-21.

Meyer, D. e P. Vadasy. (2008), sibshops: workshop for siblings of children with special needs. Baltimora: Brookes publishing.

Minuchin, S. (1978). Famiglie e Terapia della Famiglia. Roma: Astrolabio Ubaldini Edizioni.

Selleri, G. (2002). Legislazione e handicappati. Pisa: Del Cerro.

Scabini, E. e V. Cigoli. (2000). Il famigliare. Cortina: Milano.

Scelles, R. (2010). Liens fraternels and handicap. Toulouse: Edition Ères.

Stoneman, Z. e G. H. Brody. (1993). Siblings relations in the family context. Baltimore: Brookes.

Strohm, K. (2006). Siblings. Sostenere i fratelli di bambini con disabilità. Lavoro presentato al Seminario di dalla Fondazione Ariel, 18 Febbraio, Rozzano, Italia.

Toman, W. (1995). Costellazione Familiare. Milano: Red Edizioni.

Valtolina, G. (2008). L’altro fratello: Relazione fraterna e disabilità. Milano. Franco Angeli.

Van Riper, M. (2000). Family variables associated with well-being in siblings of children with Down syndrome. “Journal of Family Nursing”, vol. 6, n.3, pp.267-286.

HTML generado a partir de XML-JATS4R por